Alfredo Ascani // Il Seme Segreto

Prefazione 

Siamo oltremodo lieti di inoltrarci in questa terza tappa scrittura poetica di Alfredo Ascani. L'affetto fraterno che da molti anni stringe tra noi un legame amicale, agevola la lettura dei labirinti misteriosi del suo intimo manifestati attraverso la parola scritta che ancora invera il consueto binomio poesia-vita con questa sorta di autobiografia del quotidiano interiore ed esteriore. Qui è la soglia, luogo o nonluogo dove la parola poetica si fa conoscenza: ad essa si perviene dopo il rovello nel buio grembo dell'animus dove al macero stanno i sogni, le inquietudini le illusioni e le disillusioni e tutto quanto sta al di sotto o al di sopra delle cose.
Leggiamo in "I timorosi giardinieri":
    "Indagare le sorgive fonti native
    poi dilavarsi e non dire: fu il caso!
    un cauto passo, la parola il gesto
    è un seme segreto..."
Questi versi, che possono assurgere a strumento di lettura di tutta la plaquette, ci fanno convivere l'urgenza emotiva e mentale del poeta, il magma del suo patrimonio culturale, la ricca flora dello squisito sentire, la voce personale che si alza libera ed indifferente alle più o meno alte circolazioni d'arie alla moda.
Ogni parola distillata da Ascani uomo-poeta ha le sole destinazioni di se stesso e dell'uomo intero e vero, uomo credente nella sacralità domiciliata in interiore dove allignano miti e riti ed ogni concretezza che fa del giorno il giorno con le sue polarità e le sue complementarità.
Niente è per caso, ben dice il poeta. Nel "seme segreto" va così intravisto il radicale fulcro della ricerca e dell'approfondimento su ogni interrogazione umana.
L'esplorazione metafisica che s'appoggia - con la ricerca della parola poetica connotativa, dunque esatta - a quella estetica, assume nel traguardo una valenza etica: "il cauto passo, la parola il gesto" sono il coerente, travagliato tragitto che conducono al tempo della consapevolezza declinata con i termini di libertà e di prassi morale.
Ancora una volta, come già in "Cercavo una sola parala" e "L'indagine silente", vi è un rinvio ad una temporalità passata da considerare non innestata su un movimento nostalgico ma locus dove proliferano i travagli più profondi, Ia matrice essenziale di ogni cromaticità esistenziale odierna.
Il volume, che si snoda in tre sezioni titolate "Arcipelago", "Incontri" e "Luoghi" è punto fermo su una conquistata coralità che intravede nel singolo l'universalità tutta non solo umana ma conglobante la natura e le cose.
In quanto alla versificazione, sono meno incisive le liricità che costituirono la fisionomia delle prime composizioni. Ora, il verso si è fatto più concreto più realmente duro ed incisivo: non perché si sono fugati i sogni e le musiche e le armonie che, invero, permangono; e che la testimonianza del vivere sublima la tenerezza in calibrata fortezza e muta la suggestione e la risonanza del bello in dire senza chiaroscuri, senza fuochi fatui, senza artifici verbali.
Ad Alfredo l'augurio che le sue parole non ambigue come dardi giungano al cuore dei lettori trasmettendo loro il messaggio positivo e risanandone, ossimoricamente, qualsivoglia "lesione antica". Ester Monachino

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